La prima parte della stagione è stata ricca di soddisfazioni per gli atleti che seguo. Sono arrivate vittorie e risultati prestigiosi, tra cui il Campionato Europeo Marathon e il Campionato Italiano Marathon di Mtb, la Sella Ronda Hero e numerose altre affermazioni in gare nazionali.

Questi risultati mi hanno portato a riflettere su una domanda che spesso viene posta da atleti e appassionati:
Cos’è davvero la performance?
Quando si osserva una vittoria, si tende a guardare il risultato finale. In realtà, la performance è il prodotto di molti fattori che lavorano insieme: preparazione fisica, alimentazione, recupero, tecnica, tattica e abilità mentali. La letteratura scientifica descrive infatti la performance sportiva come un fenomeno multidimensionale, influenzato dall’interazione di fattori fisiologici, nutrizionali e psicologici.
Per raggiungere livelli elevati servono ambizione, costanza e una grande capacità di perseguire il proprio obiettivo nel lungo periodo. I grandi campioni riescono a trasformare il desiderio di migliorarsi in una spinta quotidiana, quasi un’ossessione positiva.
La base di tutto: il volume di allenamento
Se c’è un elemento che accomuna gli atleti che migliorano anno dopo anno, è il volume di allenamento.
Molti pensano che la differenza venga fatta principalmente dagli allenamenti più intensi. In realtà, l’esperienza sul campo e la letteratura scientifica mostrano una realtà diversa: la performance si costruisce soprattutto attraverso l’accumulo di grandi quantità di lavoro aerobico svolto con continuità nel corso degli anni. I modelli di allenamento piramidali e polarizzati, tipici degli atleti di endurance di alto livello, prevedono infatti una grande quantità di lavoro a bassa intensità e una quota molto più limitata di lavoro ad alta intensità.
Il grafico riportato mostra la distribuzione del tempo di allenamento nelle diverse zone di potenza di uno degli atleti che seguo personalmente.

La prima evidenza è estremamente chiara: la maggior parte delle ore è stata accumulata nelle zone a bassa intensità, mentre il tempo trascorso nelle zone più elevate rappresenta una porzione ridotta del lavoro totale.
Questo dato racchiude uno dei principi più importanti dell’allenamento moderno: la performance non viene costruita principalmente attraverso l’aumento continuo dell’intensità, ma attraverso l’aumento progressivo della capacità di svolgere e sostenere volume di allenamento.
Dove avviene il vero miglioramento?
Le ore ad alta intensità rimangono relativamente stabili nel tempo. Ciò che aumenta realmente è il volume complessivo, soprattutto nelle zone aerobiche. È attraverso questo incremento graduale e sostenibile che l’organismo sviluppa adattamenti profondi:
- maggiore capacità aerobica;
- incremento della densità mitocondriale;
- migliore utilizzo dei grassi come fonte energetica;
- maggiore efficienza cardiovascolare;
- recupero più rapido tra gli allenamenti;
- migliore economia del gesto sportivo.
Per questo motivo non mi piace parlare di allenamenti miracolosi o metodi rivoluzionari. La maggior parte dei progressi osservati negli atleti di alto livello deriva da anni di lavoro coerente e progressivo.
Allo stesso modo, le analisi effettuate nel ciclismo su strada mostrano come il passaggio dalla categoria Junior alla U23 e successivamente al professionismo sia caratterizzato da un incremento progressivo del carico annuale sostenuto dagli atleti. I corridori di livello superiore accumulano più ore di allenamento e competizione, percorrono maggiori distanze e sviluppano quantità di lavoro significativamente più elevate rispetto alle categorie giovanili.
Questi dati confermano ciò che si osserva quotidianamente sul campo: i migliori atleti non diventano tali perché eseguono più allenamenti massacranti, ma perché negli anni costruiscono la capacità di tollerare e sostenere quantità sempre maggiori di lavoro aerobico. È questo il vero fondamento della performance negli sport di endurance.
Tecnica di guida e tattica di gara
Naturalmente il motore non basta.
Una volta raggiunto un elevato rapporto peso-potenza, diventano sempre più importanti la tecnica di guida e le capacità tattiche. Con l’aumentare del livello delle competizioni e degli avversari, saper scegliere una traiettoria migliore, gestire lo sforzo, affrontare correttamente una discesa o leggere i momenti decisivi della gara può fare la differenza tra una vittoria e un piazzamento.
Il recupero e l’alimentazione
Esiste poi una parte meno visibile della performance: il recupero.
L’allenamento è solo lo stimolo. Il miglioramento avviene durante il recupero. Sonno di qualità, gestione dello stress e corretta pianificazione dei periodi di scarico sono elementi fondamentali per consolidare gli adattamenti e ridurre il rischio di infortuni e sovraccarico.
Allo stesso modo, alimentazione e integrazione hanno il compito di sostenere il lavoro svolto. Un atleta che si allena molto deve fornire all’organismo energia e nutrienti adeguati per recuperare, adattarsi e continuare a migliorare nel tempo.
La mente fa la differenza
Infine, c’è la componente mentale.
Resilienza, disciplina, fiducia nei propri mezzi e capacità di superare i momenti difficili sono caratteristiche che accomunano tutti gli atleti vincenti. Nelle giornate complicate spesso non emerge l’atleta più talentuoso, ma quello che riesce a mantenere lucidità, determinazione e voglia di lottare fino alla fine.
Conclusione
Le vittorie conquistate in questa prima parte di stagione non sono il risultato di una singola seduta o di un particolare allenamento.
Sono il frutto di anni di lavoro costruiti mattone dopo mattone: tante ore a bassa intensità, una corretta gestione dei carichi, attenzione al recupero, alimentazione, tecnica, tattica e forza mentale.
Perché la performance non è un valore sul misuratore di potenza.
La performance è la capacità di curare ogni dettaglio e di farlo con costanza, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

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