L’esperto di oggi: Silvio Salicone
Questo approfondimento dedicato al mondo del nuoto è curato da Silvio Salicone, un professionista che unisce una profonda preparazione accademica a una vasta esperienza tecnica sul campo.
In attesa di scoprire le novità che riguarderanno il nostro portale nei prossimi mesi, abbiamo scelto di affidarci alla sua competenza per offrirvi contenuti di altissimo valore scientifico e sportivo.
Il suo profilo professionale:
• Titoli di Studio:
• Laurea Magistrale (LM-67) in Scienze dell’esercizio fisico per il benessere e la salute.
• Laurea (L-22) in Scienze delle Attività Motorie e Sportive.
• Qualifiche Tecniche FIPSAS:
• Allenatore (NP3) e Tecnico di Nuoto Pinnato (NP2).
• Maestro di Salvamento (NP3S).
• Istruttore Attività Natatorie di Base (NP1).
• Giudice di Gara Federale.
Ecco perché fai più fatica (e come risolvere)
Uno degli errori più comuni nel nuoto, sia tra principianti che tra atleti più esperti, è quello di nuotare con le gambe che affondano.
Spesso non viene percepito come un problema tecnico, ma come una semplice mancanza di forza o resistenza. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di un problema di assetto e gestione del corpo in acqua. E questo ha un impatto diretto su:
- efficienza
- consumo energetico
- velocità sostenibile
Il problema: stai nuotando con una “zavorra”
Quando le gambe affondano, il corpo perde la sua linea idrodinamica.
Questo comporta:
- aumento della superficie frontale
- incremento della resistenza (drag)
- peggior scivolamento
In termini pratici, è come nuotare con una zavorra attaccata ai piedi. Non ti blocca immediatamente, ma ti costringe a spendere più energia per ottenere lo stesso risultato.
Nel nuoto endurance, nel triathlon e nelle acque libere, questo diventa un limite determinante.
Perché le gambe affondano
Le cause sono quasi sempre multiple e interconnesse.
1. Posizione della testa
La testa è il primo elemento che influenza l’assetto.
Errori comuni:
- guardare avanti
- sollevare il mento
- uscire troppo dall’acqua durante la respirazione
Questo provoca un abbassamento del bacino e, di conseguenza, delle gambe.
2. Core poco attivo
Un controllo insufficiente del tronco porta a una perdita di stabilità.
Il corpo tende a “spezzarsi”:
- il bacino scende
- le gambe seguono
Il risultato è una linea non più idrodinamica.
3. Respirazione non corretta
Respirare sollevando la testa invece che ruotando il corpo:
- rompe la continuità del movimento
- altera l’assetto
- aumenta la resistenza
4. Gambata inefficace
Due errori opposti:
- gambata assente → le gambe affondano
- gambata troppo ampia e lenta → aumenta il drag
La soluzione: non più forza, ma più efficienza
Il primo errore è pensare di risolvere il problema “spingendo di più”.
La vera soluzione è: ridurre la resistenza migliorando la posizione del corpo

Come correggere il problema (in modo concreto)
1. Testa neutra e stabile
- sguardo verso il basso o leggermente in avanti
- acqua a contatto con la testa
- respirazione in rotazione
Questo da solo può migliorare drasticamente l’assetto.
2. Gambata leggera e continua
Nel nuoto endurance non serve una gambata potente.
Serve una gambata:
- leggera
- continua
- poco ampia
- con funzione di stabilizzazione
Obiettivo: mantenere le gambe alte senza aumentare il consumo energetico.
3. Lavoro sulla linea del corpo
Allenare la percezione dell’assetto è fondamentale.
Esercizi utili:
- scivolamenti (per percepire la posizione corretta)
- lavoro in allungamento
- controllo della postura in acqua
4. Esercizi a braccio singolo
Permettono di:
- capire se la propulsione è efficace
- evitare compensazioni
- migliorare la stabilità del corpo
5. Sviluppo della sensibilità in acqua
Uno degli aspetti più sottovalutati.
Non si tratta solo di “fare tecnica”, ma di:
- percepire il proprio corpo
- ridurre tensioni inutili
- smettere di lottare contro l’acqua
Perché è fondamentale nel triathlon e nel nuoto endurance
Nel breve puoi compensare con la forza.
Nel lungo no.
Se nuoti con le gambe basse:
- consumi più energia
- accumuli fatica
- perdi efficienza
E questo si paga:
- negli ultimi metri
- nella transizione
- nella frazione successiva
Conclusione
Nuotare con le gambe che affondano non è solo un difetto tecnico.
È un problema di efficienza.
Puoi allenarti di più, spingere di più, fare più metri.
Ma finché non migliori la tua posizione in acqua, continuerai a pagare ogni bracciata.
Prima di aumentare il volume, migliora la tua linea.
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