Un’analisi del prima e del dopo di un ciclista che, grazie alla Visita Biomeccanica, è passato dal pedalare con dolore a ritrovare comfort ed efficienza.
Introduzione
Quante volte capita di salire in sella con entusiasmo, ma dopo pochi chilometri il piacere della pedalata viene rovinato da dolori e fastidi? Questo è esattamente il punto di partenza del caso che ti racconto oggi. La storia di un ciclista che, nonostante Visite Biomeccaniche precedenti, continuava a percepire dolore e inefficienza, fattori che dimostrano quanto sia cruciale trovare la posizione giusta in bici.
Il problema iniziale: dolori e asimmetrie in sella
Nonostante avesse già effettuato due visite biomeccaniche in passato, il ciclista continuava a pedalare con una serie di fastidi che gli impedivano di godersi appieno l’esperienza in bici. Durante le uscite, infatti, avvertiva dolori diffusi: dalla cervicale alla zona lombare, ai flessori del ginocchio destro, fino al polpaccio. Inoltre la sella gli provocava un’eccessiva pressione sui tessuti molli dopo un’ora di pedalata.
Nell’immagine in basso troviamo l’analisi dinamica della pedala (posizione iniziale) in 3D con strumentazione Retül V7, la quale ci mostra che l’atleta pedala con una caviglia in iperestensione e con un arretramento della sella eccessivo.
I valori da notare sono:
- Angolo caviglia in basso
- Ginocchio sull’asse del Pedale

La Visita Biomeccanica: analisi e valutazioni
Prima di passare alla valutazione dinamica in sella, il percorso è iniziato con un dialogo approfondito.
Abbiamo dedicato tempo a ricostruire lo storico degli infortuni, a raccogliere informazioni sulle problematiche attuali e a comprendere meglio le sensazioni che il ciclista provava durante la pedalata.
Successivamente, abbiamo eseguito una serie di test di valutazione sul lettino e in stazione eretta, fondamentali per analizzare la mobilità articolare e la flessibilità muscolare dell’atleta.
Solo dopo questa fase di ascolto e analisi manuale siamo passati alla parte tecnica con l’analisi dinamica della pedalata tramite la strumentazione Retül. Qui è emerso chiaramente che l’atleta pedalava con una sella troppo alta e arretrata, causa diretta dei dolori riportati e della pedalata inefficiente.

Il cambiamento: comfort e prestazioni ritrovate
Dopo aver identificato i problemi legati al posizionamento scorretto, sono state apportate alcune
regolazioni chiave alla bici:
- La sella è stata abbassata, riducendo l’eccessiva estensione del ginocchio e l’iperestensione della caviglia, principali cause dei dolori iniziali. Di conseguenza è stato ridotto anche il dislivello sella manubrio.
- La sella è stata avanzata per facilitare la spinta e rendendo la pedalata più armoniosa ed efficiente.
- La sella non è stata cambiata, ma è stata modificata l’inclinazione per migliorare la rotazione di bacino e la riduzione della pressione sui tessuti molli.
Rispetto all’immagine Pre – Bike Fitting, dopo aver apporto le modifiche adeguate vediamo un angolo della caviglia più chiuso, non ancora ottimale ma sicuramente migliore rispetto all’inizio.
Successivamente notiamo un angolo del ginocchio più chiuso e meno arretrato rispetto all’asse del pedale (sella più avanzata) per ridurre l’eccessiva tensione ai flessori del ginocchio e per migliorare l’efficienza di pedalata.

(Le prime uscite serviranno per adattarsi alla nuova posizione e per modificare gradualmente lo schema di pedalata.)
Grazie a questi interventi, l’atleta non ha percepito più dolore, avvertiva maggiore fluidità nei movimenti e un netto miglioramento dell’efficienza. Il comfort ritrovato ha avuto anche un impatto positivo sulla motivazione e sul piacere di pedalare.
Conclusioni: l’importanza della biomeccanica nel ciclismo
Dopo la prima uscita, sono arrivati importanti Feedback per capire se le modifiche apportate avevano realmente migliorato la situazione durante la pedalata.
“Buonasera doc, oggi primo allenamento indoor con le modifiche che hai fatto. Non so se sei un genio o se hai semplicemente deciso di investire nel giusto metodo di valutazione, in questo caso comunque sei un professionista migliore e l’impressione che ho avuto che volessi davvero aiutarmi era più che giusta.
C’è una componente soggettiva ed è la seguente:
- la sella è come se non ci fosse, non la sento;
- prima ogni volta che pedalavo soprattutto sotto sforzo avevo dolori al polpaccio e al femorale destro, ora niente;
- nessun dolore dopo, né alla schiena ne niente.
- Quella oggettiva sta nella foto che mo ti mando
I numeri in alto erano sempre compresi tra 10 e 15; - l’efficienza tra 65 e 70;
- il bilanciamento non ne parliamo manco… la media dell’allenamento è stata 52-48, considerando che alla fine ero stanco non è ottimo, di più.

Grazie di vero cuore, ho di nuovo voglia di mettermi in bici senza più il retropensiero che mi stessi facendo male”
Questo caso dimostra come aggiustamenti mirati possano trasformare radicalmente la pedalata. La biomeccanica non è un lusso, ma uno strumento essenziale per chiunque voglia pedalare senza dolore e in modo efficiente.
Il messaggio chiave è chiaro: non sempre servono bici costose o componenti high-end; spesso basta una posizione corretta, calibrata sulle caratteristiche dell’atleta, per ottenere comfort, fluidità e prestazioni ottimali.
Se anche tu ti riconosci in questa esperienza, una visita biomeccanica personalizzata può fare la differenza tra pedalare per sopravvivere o pedalare per vivere ogni uscita al massimo.
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